Mentre preparo l'esame di biochimica medica mi è saltato all'occhio un dettaglio interessante sui BCAA utile a chi si allena e li usa (o valuta di usarli).
Siamo abituati a pensare agli amminoacidi come ai classici "mattoni" per costruire tessuto, ma a livello metabolico c'è un'eccezione: quasi tutti gli amminoacidi vengono processati e degradati dal fegato. I ramificati (leucina, isoleucina, valina) non del tutto.
L'enzima che dà il via al loro catabolismo, la BCAT (BCAA transaminasi), nel fegato è praticamente assente, mentre è presente a concentrazioni altissime nel muscolo scheletrico.
Questo significa che il muscolo non deve aspettare passaggi intermedi: può transaminare e ossidare i BCAA direttamente sul posto, ricavandone ATP (energia) rapidamente.
In pratica, quando l'allenamento si allunga, il volume sale o le scorte di glicogeno iniziano a calare, diventano un vero e proprio carburante d'emergenza "a km zero" per la fibra muscolare.
È uno di quei casi in cui la teoria sui libri e quello che succede in sala pesi si incastrano alla perfezione.